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Ninfa: l'armonico incontro tra storia e natura

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Mappa di  Ninfa: l'armonico incontro tra storia e natura

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Una visita alle rovine di Ninfa è un ritorno al passato che soddisfa le curiosità degli storici e concede emozioni ai naturalisti. Dati certi d’insediamento stabile si hanno già in età romana, quando fu costruito un tempio sulle rive di un laghetto dedicato alle ninfe ed il fiume che da lì nasceva fu chiamato Nympheus.
Solo intorno all’ VIII sec. d.c. si registra però un incremento della popolazione dovuto all’aumento della temperatura, che riversa le genti della costa verso le alture, e in seguito all’innalzamento dei livelli marini, con conseguente impaludamento della regione costiera.
Viene così abbandonata la via Appia e ripristinate le più antiche vie di comunicazione nordsud come la Corona (da Roma, a Cori e Norma) e la Setina (per Sezze), che sfiorano l’area di Ninfa. Nel 743 l’imperatore di Bisanzio, Costantino V Copronimo, dona le grandi proprietà agricole di Norba e Ninfa al Papa Zaccaria, che, vista la posizione strategica, ordina la fortificazione del borgo. Successivamente passa sotto il dominio dei Conti di Muscolo, Francipane, viene distrutta dal Barbarossa nel 1165, rinasce coi Conti di Ceccano e nel 1230 affidata alla famiglia Annibaldi. La piena ricostruzione e l’inizio dello splendore avviene con la famiglia Castani nel 1297 e dura fino al 1378, dopo lo scisma d’Oriente.
Il conflitto interno della famiglia Castani e le guerre nei feudi confinanti determinarono persistenti lotte e saccheggi, oltre a carestie e malaria che contribuirono all’abbandono della città.
All’apice dello splendore Ninfa contava all’interno della cinta muraria ben sette chiese (due erano fuori), dieci torri simbolo delle famiglie più ricche e potenti, il Castello dei Castani, quattro monasteri ed un palazzo municipale. Solo ai primi del Novecento però Ninfa viene sottratta al totale abbandono durato circa settecento anni.
Dopo una iniziale pulizia ai ruderi e rimozione di rovi e sterpaglie, le consorti inglesi degli ultimi Castani sono le protagoniste dell’attuale miracolo naturalistico: tra ruderi e ruscelli creano un insieme di alberi e cespugli senza termine di paragone, favoriti peraltro da un clima eccezionalmente mite, gradevolmente umido, tale da offrire a flora e fauna (oltre un migliaio le specie di piante inserite nella città medievale e circa 150 tipi di uccelli) un ambiente ideale.
Tra le essenze del giardino di Ninfa, che si estende su 1852 ettari ed è divenuto nel 1976 Oasi naturalistica protetta, evidenziamo cipressi, cedri, pini (provenienti anche dal Messico) salici, oltre 28 specie e varietà di aceri, noce americano, betulle, faggi, agrifoglio, magnolie, calicanto, clematidi, camelie, oltre 2500 varietà di rosacee, biancospino, ginestre, ed il bambù di cui l’Oasi va fiera; tra la fauna troviamo l’airone cenerino, il martin pescatore, il pendolino, il barbagianni, l’assiolo, il rigogolo, la gallinella d’acqua, la folaga, il germano reale, le ballerine, il tasso, l’istrice, il moscardino e la faina.