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La Riserva Naturale di Tor Caldara e il parco archeologico di Anzio

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Mappa di  La Riserva Naturale di Tor Caldara e il parco archeologico di Anzio

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La Riserva Naturale di Tor Caldara, istituita nel 1988 ed inserita recentemente nei Siti di Importanza Comunitaria, è ciò che resta della Selva di Nettuno che, fino a poco tempo fa, era un tutt’uno con la Selva di Terracina (altra testimonianza è il Parco Nazionale del Circeo).
Ai tempi dei Romani veniva utilizzata sia per produrre legname da ardere sia per la realizzazione di navi, e il suo sfruttamento si interruppe nel Medioevo per l’abbandono della popolazione costiera oggetto di ripetute incursioni saracene. Successivamente appartenne alla nobiltà Romana, per poi essere ceduta allo Stato della Chiesa, che mise fine allo stato di abbandono e ne intraprese lo sfruttamento.
All’inizio del 1800 poi lo Stato Pontificio vendette ampi territori costieri e dell’entroterra di Nettuno alla famiglia Borghese, che cedette parti di questi dando vita così alla Comunità di Porto d’Anzio. L’ambiente naturale attuale è formato da un bosco fitto di lecci e querce che degrada verso la costa.
Questa si presenta come una scarpata ripida e rocciosa, per effetto dell’intensa azione erosiva del mare. Non mancano tra la vegetazione “isole” di erica, sughero ed eccezionali arbusti di corbezzolo. Nelle aree più umide si è sviluppato un tipo di felce, raro in Italia, con dimensioni fuori dalla norma, chiamata “felce florida” vera attrattiva della riserva.
È stato realizzato un vivaio di produzione di essenze della macchia mediterranea e della duna costiera per salvaguardare la flora autoctona, ed è in corso un programma di recupero ambientale della fascia costiera finalizzato alla conservazione degli habitat litoranei di estremo valore per la tutela della biodiversità.
Un ricco ecosistema forestale dotato di frutti selvatici e bacche, ed una variegata morfologia dei valloni, sono elementi essenziali nel fornire rifugio a molte specie di animali sia stanziali che di passo; possiamo trovare dal gruccione, uccello migratore sudafricano, alla ghiandaia marina, a piccoli uccelli della macchia ma anche conigli selvatici, istrici, volpi e cinghiali. Caratteristica della zona è inoltre l’estrazione dello zolfo, intrapresa per la prima volta da Marco Antonio Colonna nel 1569. Questa avveniva attraverso grandi recipienti in terracotta, “caldane”, poste in grandi forni alimentati dal taglio di parte del bosco presente in loco.
Successivamente lo zolfo, lavorato in pani, veniva accatastato presso la Torre delle Caldane, nell’attesa di essere imbarcato per Genova, Roma, o altre destinazioni, dove con un altro procedimento veniva trasformato in vetriolo o acido solforico. La testimonianza dei resti di una villa romana visibili sul d’ambiente, pavimentazione a mosaico, l’imponenza delle strutture dell’impianto termale ad uso esclusivo della villa, il cosiddetto “criptoportico” o “Biblioteca di Domiziano” che altro non era se non una costruzione realizzata per foderare una rientranza del costone di arena.
Sculture note in tutto il mondo, come la fanciulla di Anzio, l’Apollo del belvedere, il Gladiatore Borghese, provengono dalle rovine della Villa.