Cenni storici Località balneare tra le più note ed apprezzate, S. Felice Circeo unisce alle attrezzature turistiche di prim'ordine la suggestione dell'antico nucleo arroccato sulle pendici orientali del mitico Promontorio. E proprio su questo promontorio che la tradizione localizza la favola d'amore di Ulisse e della maga Circe, "...dai riccioli belli, la Diva possente canora". Ma non fu solo sede del mito, il Circeo domina uno dei paesaggi più vasti e incantevoli d'Italia: dal punto più alto del monte, il Picco di Circe, si scorge l'ampio golfo di Fondi, il Promontorio di Gaeta, le rocche di Ninfa e Sezze, e al largo splendono come smeraldi le isole pontine. Scavalcando le età degli abitatori preistorici, la tradizione vuole che sia stata fondata da Roma all'epoca dei Tarquini, ai quali si deve la costruzione delle grandi mura poligonali che dal paese si spingevano fino all'altura delle Crocette. Dopo aver subito la distruzione da parte dei Goti nel 410, fu distrutta nuovamente nell'846 dai Saraceni. In età medievale il paese visse come feudo dei Frangipane, dei Peronti, degli Annibaldi e dei Caetani, nelle cui mani restò per oltre quattro secoli, fino al 1713. Al XVI secolo risalgono le torri Paola, del Fico, Olevola, Cervia e Vittoria, erette a difesa delle coste laziali. Dai Caetani venne poi ceduto al principe Francesco Ruspali e poi alla Camera Apostolica che a sua volta lo vendette al principe Stanislao Poniatowosky. Nel 1822 il paese tornò nuovamente sotto l'autorità della Chiesa che lo tenne fino all' Unità d'Italia.
Fino a pochi decenni fa tutto il paese era raccolto nell'ambito dell'antica cerchia romana. Oggi il paese si è sviluppato con ritmo veloce sulla piana sottostante e sul litorale. Con le sue piccole spiagge e arenili privati San Felice Circeo è una delle località più eleganti del Lazio. Ha dato il nome al Parco Nazionale del Circeo che a giusto titolo è chiamato anche parco della leggenda, dell'archeologia e della storia. Non possiamo non parlare, sia pure per cenni, dei poeti che nelle varie epoche si sono ispirati al magico Promontorio; tra i poeti italiani è doveroso ricordare Dante che allude al Circe nel celebre episodio di Ulisse: "Quando mi dipartii da Circe, che sottrasse me più d'un anno là presso Gaeta"( Inferno c. XXVI, v. 90) Dopo Dante, Fazio degli Uberti, Alessandro Tassoni, Vincenzo Monti, Aleardo Aleardi e Gabriele D'Annunzio che dedicò al Circeo versi della sua poesia: " Ma a te vanno i miei sospiri a te , ombra del Monte Circeo, legifera come il veleno e il carme dell'avida Maga che tenne l'insonne piloto re d'Itaca Odisseo nel letto dall'alte colone. Qui ancor regna nel Monte l'Iddia callida, figlia del Sole..."
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